DICONO DI NOI


Lettera di un genitore - giugno 2020
Come valutare la qualità di una scuola? Dal numero dei progetti? Dal rigore e l’efficienza del dirigente?
Dai voti alti degli studenti? Dalle aule belle e confortevoli? Dalla presenza di LIM? Dalle certificazioni
linguistiche e informatiche proposte? Dallo studio con tablet e senza libri? Dalle ore di studio
pomeridiano? Dal numero di pagine studiate?
Le domande di questo genere potrebbero continuare senza sosta e tante in questi anni ne ho sentite,
quando mi si chiedeva: come si trova tua figlia? Tuo figlio?
Già perché sono la mamma di tre ex alunni C, MP e P - che hanno frequentato la Fiore. L’ultimo ha
terminato il suo percorso in questi giorni, la prima è ormai all’università. Conosco la scuola per ragioni
familiari e residenziali da più di quarant’anni e ho assistito all’alternarsi dei presidi e della fama, sempre
da esterna e negli ultimi anni da mamma di utenti.
Ogni volta in cui mi è stata posta la domanda fatidica: com’è la scuola? Ho sempre risposto nello stesso
modo:
sono grata alle persone che, nei tre anni di permanenza dei miei figli a scuola, hanno permesso
loro di crescere come cittadini,
diventare sempre di più autonomi nello studio, comprendere le
propensioni, coltivare le passioni, vivere la scuola come una scoperta continua, riconoscere i limiti e
stimare le capacità con oggettività. E questo credo che sia più che sufficiente per gridare che la scuola
media che hanno frequentato è di qualità.
I progetti? Importante è il Progetto di scuola che un consiglio di classe ha, non il bombardamento di
mille iniziative;
i dirigenti? Certo sono necessari, coordinano i lavori, hanno il polso della situazione nella sua
complessità, ma ancor più importanti sono i proff., che lavorano quotidianamente con passione e con
professionalità con ogni individuo del gruppo classe;
i voti alti? A me è sempre importato l’impegno con cui i miei ragazzi studiano, il metodo con cui
formano il proprio sapere. Il voto è relativo, gratifica certo, ma non è quello a dare entusiasmo a uno
studente. Quando uno dei miei tre figli tornava da scuola con un sorriso “spacca orecchie”, spesso era
per un complimento ricevuto, per una scoperta effettuata, per un’attività svolta in classe più che per un
bel voto;
Le aule?
I ragazzi possono sentirsi scomodi in un posto molto confortevole e accessoriato se sentono di
non essere importanti per chi li sta educando e non accettati dal gruppo classe
e i prof dei miei figli
hanno sempre lavorato per costruire gruppi classe sani, anche quando si sono trovati a gestire situazioni
difficilissime;
le certificazioni? Preferisco sapere che gli insegnanti dei miei figli sappiano dare loro competenze, le
certificazioni si prendono facilmente se i docenti hanno aiutato i ragazzi ad acquisire strumenti per
studiare autonomamente;
tablet o libri? Avanguardia o vecchio stampo? Non sono i mezzi che rendono la scuola innovativa; ho
visto in questi anni i miei figli imparare sulla pagina scritta e saper utilizzare le nuove tecnologie, ma
dietro c’era sempre l’incoraggiamento dei proff;
ore di studio? C, MP e P hanno avuto più o meno gli stessi proff., ma le ore dedicate allo studio erano e
sono diverse, perché? Perché sono diversi loro: una ha più memoria, l’altro ancora di più, l’altra ha
costruito – sempre aiutata dai prof – delle tecniche per memorizzare, una è più pratica, l’altra più
intuitiva, l’altro più riflessivo… anche questo determina un diverso tempo dello studio;
le pagine studiate? Ma perché lo studio va a peso? E si può dire che un contenuto sia più importante di
un altro? Oppure ci interessa che un ragazzo sappia leggere, sappia comprendere e voglia leggere e
comprendere qualsiasi tipologia di testo?
Insomma che dire: sono la mamma di C, MP e P, sono molto diversi fra loro, al punto che io li
definisco i tre stati della materia: solido, gas e liquido, eppure tutti e tre hanno lavorato bene, tutti e tre
hanno varcato a 11 anni il cancello della Fiore piccini e bambinetti e sono usciti dallo stesso cancello
forti di una preparazione idonea ad affrontare gli studi successivi. Hanno vissuto con serenità gli anni
più difficili della crescita di un adolescente, quelli in cui si passa dal vissuto di principessa a ranocchio,
dal nido familiare al gruppo di coetanei; anni terribili, se non si è aiutati a guardarsi dentro. E i proff li
hanno aiutati nel modo migliore possibile: li hanno considerati soggetti di formazione. Non sono stati
amici, padri, madri: questi compiti spettano ad altre agenzie, sono stati Educatori e Proff. Con la lettera
maiuscola.
Iscriverei C, MP, P oggi alla Fiore? Certamente senza ombra di dubbio… Ci mancherete cari proff. E vi
nomineremo tante volte, come già facciamo. Grazie di tutto. Una Mamma
MICROCLIP: altre testimonianze di ex alunni e genitori

La prima è di Enrica Polemio, ex alunna oggi caporedattrice di COYE - periferie letterarie - rivista online di poesia e narrativa. A seguire altre testimonianze di altri ex e non ancora ex...