Il carcere spiegato ai ragazzi

Il pomeriggio del 29 maggio alcuni di noi, in rappresentanza delle classi seconde  della Scuola Media Fiore, hanno partecipato all’incontro virtuale con Cinzia Gangale e Susanna Marietti nell’ambito del progetto “Il carcere spiegato ai ragazzi”.

L’incontro in modalità DaD è stato introdotto da Cinzia Gangale, Responsabile Alta Formazione Consorzio Meridia che è un consorzio di cooperative sociali.

Lei ci ha parlato brevemente dell’importanza della libertà e delle sue forme di limitazione, portandoci ad esempio il lockdown che noi tutti abbiamo “sperimentato” durante la pandemia del covid-19.

In questo periodo un grande sostegno alla popolazione è stato fornito dai volontari in particolare nell’ambito dell’assistenza domiciliare ai più disagiati.

Nello stesso modo esistono associazioni organizzate per svolgere il delicato compito di assistenza ed aiuto a coloro che hanno limitazioni della libertà per motivi differenti.

È intervenuta quindi Susanna Marietti, coordinatrice dell’Associazione Antigone, che ci ha innanzitutto spiegato cos’è il carcere, ovvero il luogo di reclusione a cui sono destinati coloro che commettono un reato o un crimine.

Per reato, in genere, si intende un comportamento di grave mancanza nei confronti dello Stato (noi tutti), che vede minata la civile convivenza.

La tipologia di punizione nella maggior parte delle democrazie è similare fondandosi su dei punti inalienabili:

1. la non crudeltà 

2. la non arbitrarietà

3. la punizione utile (punizione che porta alla rieducazione dell’individuo e alla sua successiva reintegrazione sociale).

L’associazione Antigone dal 1998 è autorizzata dal Ministero della Giustizia a visitare gli istituti penitenziari italiani e a stilare un rapporto sulle condizioni di detenzione nei quasi 200 istituti per adulti e i 17 istituti  per minori.

Nel carcere, che altro non è che il luogo in cui si esercita una “custodia dello Stato”, operano varie figure professionali ovvero: il direttore, la polizia penitenziaria, gli operatori e gli educatori.

Dai rapporti stilati dall’associazione, si rileva la minore incidenza nella reiterazione dei reati nei detenuti che scontano la pena in istituti dove maggiormente viene applicata l’attribuzione specifica di mansioni non limitandosi ai soli compiti di bassa manovalanza (quali ad esempio “lo scopino”, “il portavitto” o “lo spesino” …).

Un aspetto su cui ci si è soffermati con particolare attenzione è quello relativo alla verifica, che deve essere costantemente effettuata, circa la non creazione di “pene aggiuntive” come ad esempio mancanza di riscaldamento o di acqua per i servizi sanitari, mancanza di cibo o di assistenza sanitaria.

L’incontro ha fornito una visione delle carceri che non viene facilmente immaginata all’esterno, ma che comunque è necessario conoscere in quanto anch’esse sono un aspetto non trascurabile della società moderna.

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